Numero 31 / Luglio/Agosto 2009

Numero 31 Luglio/Agosto 2009

"E' meglio sbagliarsi in fretta che aver ragione troppo tardi". (Yuri Gagarin)


I limiti della goliardia


Nella primavera del 2004 apparve il faccione di Jacob. Un sassofonista senza volto che si stagliava sullo sfondo geopolitico dell’Urss di un tempo. Sotto, lo slogan: Vi prende per culo come gli altri, ma vi toglie l’effetto sorpresa. Dirompente. Più populista delle reali intenzioni, di certo più popolare degli intenti. La gente ci fermava per strada: “Io voto Jacob!”, ci diceva. Decidemmo di rilanciare, stampando i flyer. Vota Jacob, o Fottiti!, c’era scritto. L’eroe senza volto, che qualche mese prima aveva denunciato – con tanto di nomi e cognomi – un bel giro di nepotismo alla Provincia, raccoglieva consensi. Il suo viso interrogativo era sui muri e sui tavolini dei bar all’aperto. Una coppia entrò al Lab.Pol. Lei ci disse: “Che dite, ce la facciamo a farlo uscire? Noi stiamo facendo una grande propaganda…”. Allestimmo la squadra di governo. Per ogni candidato consigliere, poi, c’era il manifesto. Candidammo cani, gatti, pupazzi, guanti. Ad ognuno una foto, per ognuno un motto. E il simbolo dell’Azione Antifascista, a mettere in ghiaccio un minimo di serietà. Ma tutti i pazzi della città conoscevano quella campagna. E il manifesto di Eire, il nostro capofila alla I Circoscrizione, campeggiava nei club e nelle salette. Vota Eire, Cane vero.

Inoltre c’erano i miliziani iracheni, all’epoca, che sequestravano e – incappucciati e in mondovisione – minacciavano di decapitazione i malcapitati ostaggi. Una ritualità che non poteva lasciarci indifferenti. Decidemmo di aprire un secondo fronte. Demmo il via ad una serie di sequestri eccellenti. Ma, in mancanza dei candidati in carne ed ossa, ci limitammo alle effigi. I dazebao, prelevati nottetempo (e anche in pieno giorno) dalle sedi, dai comitati, dai club elettorali. Per ogni figura, una messinscena. Due compagni incappucciati, un coltellaccio da cucina, il faccione del tizio in mezzo. Un bandierone dietro, una scritta: Il voto è roba da preti. E un comunicato per rivendicare la minaccia e ribadire l’ultimatum. Poi, le prime esecuzioni. Orribili decapitazioni, agghiaccianti roghi, senza pietà né rispetto. Una furia iconoclasta che, oltre ai candidati, s’abbatté su bandiere, striscioni, oggetti personali. Una sera un candidato giunse a lambire il nostro nascondiglio. Cercava il suo ritratto, Dorian Gray. Non ebbe l’autorizzazione all’irruzione. E il salvataggio saltò.

Un paio d’anni dopo tornò il faccione interrogativo di Jacob in persona. Stavolta nei panni di un aitante lavoratore sovietico. In petto la frase: Vi risparmia lo sforzo di nutrire aspettative. Una piccola variante dell’altro, a ben pensarci.

A Foggia – A.D. 2009 – si è corso per la poltrona di primo cittadino. Si è votato per il sindaco. Quello uscente, Orazio Ciliberti, sostenuto da una pluri-rimpastata giunta di centro-sinistra, appariva da tempo sfiduciato. Dopo cinque anni di vuoto, era il minimo. A destra si leccavano i baffi da un annetto. Ma il PdL decideva di fare a meno della candidatura fisiologica di Lucia Lambresa – pasionaria del fu Msi – che avrebbe garantito una vittoria schiacciante al primo turno. E, per soddisfare gli appetiti dei forzisti, puntava a sorpresa su Enrico Santaniello. Nel centrosinistra – esaurita la scorta di chirurghi, notai e magistrati – si sono passati in rassegna i costruttori. Fino a Gianni Mongelli, confindustriale doc che faceva storcere il naso alla “sinistra”, che però – per paura di finire fuori dai tavoli come dalle strade – accettava supinamente la scelta. La Lambresa, per puro sfregio, traslocava armi e bagagli all’Udc. Al primo turno, il PdL non è giunto all’agognato 50,1%. Al ballottaggio, l’apparentamento dei suoi concorrenti è da urlo: da Rifondazione all’Udc, tutti uniti per battere Santaniello e le sue clientele. Mongelli s’impone grazie ai voti di un’ex-primadonna del Msi. E tutti in piazza – i compagni! – a festeggiare il nuovo sindaco “di centrosinistra”.

Fedele alla legge di Murphy che recita: Non discutere mai con un idiota. La gente potrebbe non notare la differenza, Jacob ha preferito non comparire.



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