Numero 31 / Luglio/Agosto 2009

"E' meglio sbagliarsi in fretta che aver ragione troppo tardi". (Yuri Gagarin)
I sottoscritti cittadini, appresa la notizia della possibile ed imminente chiusura dello storico cinema d'essai foggiano Falso Movimento, a causa dello sfratto intimato dalla Parrocchia Cattedrale, proprietaria dei locali…
sottolineato il ruolo di straordinaria importanza che per trent'anni il Falso Movimento ed il suo direttore hanno svolto per la promozione culturale e cinematografica del capoluogo dauno;
Di mezzo ci sono dei preti, certo. Un vescovo, finanche. E questi figuri non sollazzano nessuno. Su questo non ci piove. Ma – come nel Nome della rosa – per dominare la natura bisogna prima imparare ad obbedirle. E questo vale per qualsiasi natura. Dai pistilli al Capitalismo.
In Russia, dicevano i vecchi inorriditi, famiglie diverse dormivano sotto lo stesso tetto. Non c’erano case a sufficienza per tutti. Noi, che russi non siamo, abbiamo cellette rigorosamente monofamiliari. Ma paghiamo l’affitto al padrone di casa. In Russia, dicevano i vecchi sconvolti, le case sono dello Stato. Da noi, che russi non siamo, sono del legittimo proprietario. La natura del Capitalismo. Obbedirle. Finché il Capitalismo resta dominante, il legittimo proprietario fa ciò che vuole, della sua stamberga. E se il proprietario è un prete, un cardinale o un vescovo, fa lo stesso. Se gli salta il sangue al cervello, sfratta. E amen.
rilevato come la chiusura del cinema impoverirebbe ulteriormente la città di Foggia, afflitta da endemici problemi di degrado e di disgregazione civile e sociale;
Il problema è che tanti, troppi firmatari affranti, orfani dei film uzbeki coi sottotitoli in urdu, di quelli iraniani in puro farsi, di ostacolare la politica degli sfratti tout court non ne hanno alcuna voglia. Stesso dicasi per gli endemici problemi di degrado e disgregazione. Cose che si facevano una volta, dicono, quando i tempi erano altri tempi, che sanno molto dei Settanta perdenti. Ma oggi. Oggi sarebbe improponibile fare scudo coi propri corpi allo sgombero di qualche nucleo familiare moroso o nullatenente. Improponibile finanche spingere a firmare una petizione. Perché i semplici cittadini non sono a la page, fanno retrò e non stimolano sufficienti rielaborazioni oniriche, come i film di Wong Kar-wai, che solo grazie al Falso Movimento siamo riusciti a vedere in una città depressa come Foggia. A pattumiera dell’identità politica accoglie rifiuti tossici peggio di un termovalorizzatore.
CHIEDONO
alle SS.LL. di volersi adoperare, nell'interesse della collettività e della comunità ecclesiale foggiana, per promuovere un confronto al fine di individuare le soluzioni migliori per garantire la sopravvivenza del "Falso Movimento",
Viviamo un perpetuo Telethon. Una continua raccolta emozionale, risvolto sinistro del capitale assistito. Perché la legge di questo sistema selvaggio è chiara quanto spietata. E dovrebbe stimolare apprezzamento, per la sua radicalità: investi, vendi, guadagni; non vendi, chiudi. Chiudi. I localacci della piazzetta – da molti percepiti come il simbolo del Male assoluto, come la metafora della decadenza dei costumi di questa città – spacciano Tennent’s, Mojito, Black Russian e giochini di gruppo ai tavoli. Finché riescono, ciarlano. Quando non riescono più, chiudono. Senza rompere l’anima a nessuno. Senza tormentare gli ex-avventori coi sensi di colpa. Chiudono e basta. Come chiudono le ferramenta – senza che nessuno parli di cultura – le drogherie – schiacciate dal peso degli ipermercati più convenienti per i consumatori – i ristorantini tipici – dove una manciata di orecchiette con il purè di fave ti costa una fortuna – rimpiazzate dai Mc Donald’s che avvelenano, ma ti riempiono lo stomaco per pochi spiccioli. Non chiude la Fiat, non chiudono i grossi marchi, per cui si sperpera denaro pubblico nel nome del superiore benessere degli operai flessibilizzati; non chiude – e dovrebbe – Il Manifesto, che collettivizzando l’amor di specie ambisce a battere il Capitale sullo stesso piano degli Agnelli: ignorando il dato brutale che l’impresa che non vende, chiude. Deve chiudere.
per impedire che scompaia un altro, fondamentale tassello della cultura pugliese e foggiana e per reperire soddisfacenti e funzionali soluzioni logistiche per le attività parrocchiali della Cattedrale.
Non è propriamente il caso del nostro cinema. Era il caso della Nannucci, a Bologna, totem del mondo musicale per una generazione. Quando chiuse – ci riferiscono – la Bologna nostalgica, quella che s’opponeva al mercato, si prodigò per evitare l’inevitabile fine del ciclo, comprando compulsivamente tutto il superfluo possibile. Col risultato di mandare in pensione il Nannucci con un buon fatturato finale. Una buonuscita piena di buoni sentimenti monetizzabili. Il Falso Movimento è un cinema, non una sala parrocchiale o la sala visioni di un centro sociale. È una piccola impresa e, come tale, ha scopo di lucro. Sottostà, come noi tutti, allo strapotere dei dominatori immobiliari, ma ciò nonostante, chi lo ha diretto può vantare dei buoni risultati, anche a livello economico. Lo sfratto è una cosa fisiologica. Non è un’eutanasia. L’impresa, armi e bagagli, può e deve trasferirsi. Altrove, a spese del titolare, investendo una quota parte di quei proventi che gli sono giunti dai ticket strappati in questi anni di filmografia nippo-coreana. Invece, il Telethon, la petizione, il ricatto morale. La parola Cultura… la mano alla pistola!
SEGUONO FIRME
